GIOCHIAMO?

 Tempo fa, mentre giocavo con una piccola paziente di 9 anni, mi ha chiesto “Tu ti ricordi di quando eri piccola, vero?” . Io ho risposto : “Certo che mi ricordo!” e lei, con un grande sorriso, ha aggiunto: “Si vede. Per questo capisci così bene i bambini!” Un altro piccolo paziente mi ha detto, come fosse un vecchio saggio :”Sai qual è la cosa più brutta degli adulti? Non sanno più giocare!”. Nonostante la tenera età, le parole di questi bambini centrano un argomento fondamentale: l’importanza del gioco, della leggerezza, della fantasia. Troppo presi dai pensieri e dagli impegni quotidiani, a volte noi adulti scordiamo di essere stati anche noi piccoli, di avere anche noi assaporato la giocosità, la spensieratezza, la voglia di lasciarsi trasportare dalla fantasia. E, per molti genitori, giocare con i figli viene considerata un ‘attività poco importante, che viene dopo gli impegni e le altre attività. A volte i genitori scambiano la presenza fisica con la presenza reale. Sono convinti che stare con i figli significhi stare nella stessa stanza mentre i figli giocano e loro lavorano o svolgono le loro attività. Mi dicono :”Io sto tutto il pomeriggio con mio figlio!”. Io invece dico che passare del tempo con i figli significhi dedicarsi completamente a loro per alcuni periodi di tempo durante la giornata. In troppe famiglie manca un’aspetto ludico della vita. Il gioco è una cosa seria! E’ un istinto naturale; anche gli animali giocano, giocano da soli, giocano tra loro. Persino gli esseri viventi più piccoli lo fanno. Quante volte abbiamo visto farfalle rincorrersi nell’aria allegramente! L’istinto alle attività ludiche nasce con noi. All’inizio non è un gioco strutturato ed è individuale. Ma , crescendo, diventa un’attività condivisa. Attraverso il gioco il bambino realizza le sue fantasie, esprime le sue emozioni, anche quelle che viene difficile trasformare in parole perchè sono complesse o magari perchè gli fanno paura o se ne vergogna. A volte riproduce eventi che sono accaduti durante il giorno. Se ci fermiamo ad osservare i nostri figli mentre giocano ( e per gioco intendo il gioco libero e creativo, non la playstation ), ci accorgeremo che spesso mettono in scena situazioni che si sono verificate a scuola o a casa (la maestra che rimprovera un alunno, la mamma che rimprovera il figlio, due fratellini che litigano). In questo modo riescono ad elaborare meglio i loro vissuti. A volte li vedremo riprodurre giochi di lotta, quando hanno bisogno di canalizzare in qualche modo la rabbia o li vedremo fare piangere una bambola, quando sono tristi. Il gioco dei nostri figli è il termometro della loro serenità. Bambini sereni fanno giochi sereni. Bambini arrabbiati, frustrati, spessono distruggono i giochi, li lanciano con rabbia, mostrano tutta la loro aggressività. Anche noi genitori possiamo usare il gioco per capire meglio i nostri figli. Se, per esempio, il bambino sta attraversando un momento delicato perchè sta per nascere un fratellino, possiamo prendere dei pupazzi e riprodurre una famiglia in cui la mamma è incinta, dare a lui un pupazzo (maschio o femmina a seconda del sesso del bambino) e creare una scenetta in cui la mamma ed il bambino parlano della nascita del fratellino e la mamma gli chiede come si sente, se è preoccupato o è felice…o magari la stessa mamma pupazzo esprime le possibili paure relative all’essere escluso o avere meno attenzioni, con frasi del tipo “immagino che tu ( riferito al pupazzo figlio) abbia un pò di paura in questo momento, oltre ad essere felice….” E’ molto importante che l’attività del gioco non si riduca ai semplici video-giochi. Con questo non voglio dire che i nostri figli non debbano usarli affatto o che debbano essere demonizzati. Ma ,di sicuro, non aiutano nello sviluppo della creatività e della fantasia e spesso inducono all’isolamento. Evviva i giochi ‘da strada’ come acchiapparello, nascondino, un due tre stella. Osserviamo il modo in cui gioca nostro figlio anche per capire la sua capacità di socializzazione. Se gioca sempre da solo, se riesce a giocare con i pari o si esclude. Una volta ho letto una frase interessante : “Quando smetti di giocare non sei un adulto, sei soltanto spento“. I nostri figli amano vederci giocare perchè quando giochiamo ridiamo, ci lasciamo andare, scordiamo i nostri pensieri e torniamo un pò bambini….e diventiamo più ‘umani’ ai loro occhi, più simili a loro. G.B. Shaw scriveva: “L’uomo non smette di giocare perchè invecchia, ma invecchia perchè smette di giocare” Persino Nietzsche aveva chiamato in causa il gioco . Scriveva : ” La maturità di una persona consiste nell’aver trovato di nuovo la serietà che aveva da bambino, quando giocava”

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