L'IMPORTANZA DEL DIALOGO

E’ importante che abituiamo i nostri figli al dialogo. E’ importante che imparino che non bisogna tenersi tutto dentro , perché raccontare serve a confrontarsi, a chiedere aiuto quando serve, a dare il giusto peso a situazioni che, affrontate da soli, si ingigantiscono più del dovuto.
Ma se vogliamo che i nostri figli parlino con noi, facciamolo anche noi con loro. Quando tornano da scuola, chiediamo loro come è andata, se è successa qualcosa di divertente o di interessante. Raccontiamo come è andata anche la nostra giornata, cosa abbiamo fatto. In questo modo manifestiamo il nostro interesse ma facciamo loro partecipi della nostra giornata. La condivisione riguarda entrambi gli interlocutori, non può essere univoca. Possiamo raccontare aneddoti della nostra vita alla loro età. Per loro è rassicurante sapere che molte delle cose che loro stanno vivendo, le abbiamo vissute anche noi : i fallimenti scolastici, le delusioni con gli amici, i litigi tra compagni, le paure. Se ci chiedono come è andata al lavoro, non liquidiamo tutto con un ‘come sempre’. Raccontiamo qualche piccolo episodio, qualche battuta divertente tra colleghi.
Se è possibile, sediamoci a pranzo e cena tutti insieme, con il televisore spento e senza cellulare, in modo che possiamo parlare e raccontare. Spesso la pausa del pranzo o della cena sono usati esclusivamente per mangiare mentre si guarda il telegiornale o altro. Invece è uno degli importanti momenti della giornata in cui la famiglia è riunita. Sarebbe bene ritagliarci degli spazi con i nostri figli, come andare a fare una merenda pomeridiana da qualche parte o fare una passeggiata. Trascorrere tempo insieme favorisce l’intimità e stare in un ambiente esterno, circondati da altre persone o all’aria aperta fa sentire a volte più liberi di parlare.
Cerchiamo di manifestare la nostra presenza. Se li vediamo tristi o nervosi, chiediamo ai nostri figli se c’è qualcosa che non va. Se non si aprono , non ci abbattiamo. Possiamo chiedere nuovamente, in un altro momento o dire semplicemente “Ok. Ma se dovessi avere voglia di parlare, io sono qui”. Inutile insistere e creare tensione . Non reclamiamo il nostro ‘diritto di sapere’ in quanto madre o padre. Parleranno quando saranno pronti o quando noi troveremo il modo giusto per entrare in contatto con loro.
Non giudichiamoli quando ci raccontano qualcosa con frasi come ‘te lo avevo detto’ o ‘ma da dove ti è venuto in mente?’ o, la prossima volta, avranno timore a parlare con noi.
Per loro è importante la nostra presenza , il nostro ascolto senza giudizio e la nostra disponibilità al dialogo. Quindi pazienza se dovremo rimandare una bella stirata mentre i panni hanno già formato una pila nella cesta o se la stanza rimarrà in disordine un giorno di più. Se mentre siamo indaffarati , nostro figlio viene a raccontarci qualcosa, interrompiamo un attimo e diamogli la nostra attenzione. Troveremo tempo per il resto, anche nella totale frenesia delle nostre giornate.
E, se nostro figlio, non dialoga con noi, chiediamoci sempre perché: in famiglia non siamo abituati al dialogo? Ha timore della nostra reazione? Non abbiamo abbastanza intimità? Si sente giudicato?
Non semplifichiamo tutto con un ‘i ragazzi sono così, preferiscono parlare con gli amici” oppure ‘è fatto così, è chiuso’. Tutti hanno bisogno di aprirsi. Ci sarà il bambino o il ragazzo che è più riservato e si apre con più difficoltà ma tutti ,con le giuste condizioni, traggono beneficio dal dialogare . E, se è vero che forse sono gli amici i primi confidenti, è anche vero che i ragazzi sono ben felici di parlare con noi e averci come punto di riferimento.

 

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