MAMMA,MI STAI ASCOLTANDO?

Quante volte durante il giorno i nostri figli ci porgono questa domanda: “Mi stai ascoltando?”. E , la maggior parte delle volte, la risposta è “Certo che ti sto ascoltando”, un pò come la signora dell’ironica vignetta sopra. Spesso i genitori sostengono di ascoltare ma, intanto, svolgono altre attività o parlano al telefono o sono distratti dai loro pensieri. Se cerchiamo la definizione di ascolto, troveremo che ascolto significa atto di ascoltare. Non il sentire, che è la semplice percezione dei suoni che arrivano alle nostre orecchie. Per ascoltare dobbiamo prestare attenzione. Questo significa che se nostro figlio ci chiede di ascoltarlo, dobbiamo fermarci un attimo, smettere di fare ciò che stavamo facendo, guardarlo negli occhi e dargli la nostra attenzione. Non si sentirà ascoltato se, mentre lui parla, sbrighiamo le faccende di casa o facciamo altro. Ogni volta che diciamo ai nostri figli “Vuoi ascoltarmi, per favore?” o ” Smetti di guardare la televisione, sto parlando con te”, chiediamoci se noi lo facciamo; se ci fermiamo ad ascoltare loro. Se in qualche momento non possiamo interrompere le nostre attività, diciamo di aspettare finchè non potremo dedicarci a lui, non prestiamo un ascolto superficiale. Sediamoci accanto a lui, magari in modo di essere alla sua stessa altezza e guardiamolo negli occhi, cerchiamo di comprendere ciò che sta dicendo e anche ciò che non sta dicendo. Non sminuiamo l’importanza dei suoi racconto o dei suoi sfoghi . Magari per noi adulti determinate cose o determinati eventi sono poco importanti ma per un bambino o un ragazzo, possono rivestire una grande importanza. Carl Rogers, psicologo statunitense, diceva: “L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto

 

 

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